- il contesto storico di scristianizzazione e di banalizzazione del sesso,
- la prevalenza dell'orizzontalità dopo il Vaticano II, la perdita di una fede integrale, di un rapporto personale e intenso con Gesù Cristo.
il contesto esterno: scristianizzazione e banalizzazione del sesso
Una società cristiana aiuta un sacerdote ad essere fedele alla sua vocazione, una società scristianizzata può sì essere anche occasione di maturazione della fede, per i più santi, ma per molti, dalla fede un po' più tiepida, è occasione di scoraggiamento e di demotivazione. Il contesto sempre più scristianizzato della società fa così da importante sfondo condizionante ai cedimenti e ai tradimenti dei preti pedofili.il contesto interno alla Chiesa: una pura orizzontalità
Ma il contesto esterno non avrebbe potuto fare molto, se non avesse avuto una complicità anche all'interno della Chiesa. Soprattutto dagli anni '60, in seguito a una distorta interpretazione del Concilio Vaticano II, si è verificata in molti una metamorfosi della fede, che ha perso o ridotto molto il suo riferimento alla Trascendenza e al Soprannaturale, per concentrarsi su una pura orizzontalità (l'impegno per i poveri, per i deboli, gli emarginati).C'è stata insomma una riduzione della fede a impegno politico-sociale, clamorosamente evidente ad esempio nel caso della Teologia della Liberazione.
Questa perdita della fede in Gesù Cristo, Uomo-Dio capace di cambiare l'umano, salvandolo, è certamente una delle cause più importanti, anzi a nostro avviso la più importante, per spiegare il fenomeno dei “preti pedofili”: senza fede, senza rapporto personale con Cristo è pressoché impossibile conservarsi casti e qualunque caduta diventa possibile.
spiegazioni riduttive
Non mancano altre spiegazioni, però. Ci riferiamo soprattutto alle tesi sostenute dal polacco don Oko e dall'italiano don Ariel Levi di Gualdo.In estrema sintesi la loro spiegazione del fenomeno preti pedofili è molto semplice: si tratta di gay maliziosamente infiltratisi negli ordini sacri, avendo già in partenza in mente di farsene un baffo degli insegnamenti della Chiesa e del voto di verginità.
Non vogliamo dire che le tesi dei due sacerdoti siano completamente false: anzitutto noi crediamo che le loro intenzioni siano buone; inoltre nella misura in cui le loro affermazioni si riferiscono a dei fatti, di cui hanno una documentata e accertata conoscenza, noi non contestiamo tali fatti (contra factum non valet argumentum, se è veramente un fatto, e non un'illazione, si badi bene). Se ci sono casi di persone, con orientamento omosessuale che sono entrate a far parte del clero con la riserva mentale di continuare a praticare atti omosessuali anche dopo l'ordinazione sacerdotale o i voti religiosi, tanto più se coinvolgendo minori in tali atti, se quindi ci sono persone che hanno maliziosamente ingannato la Chiesa visibile per scopi fraudolenti e miserandi, è giusto che tali persone siano messe nelle condizioni di non nuocere più, dalla posizione, magari di potere, che hanno.
Tuttavia a nostro avviso c'è un equivoco nelle posizioni di don Oko e di don Ariel: un conto infatti è la (giusta) denuncia di una malizia, di un malizioso progetto, altro conto è sbattere la porta in faccia a chi, pur avendo qualche inclinazione diversa, è sinceramente intenzionato a seguire Cristo e a rispondere alla vocazione che Dio gli dà.
Infatti la conseguenza a cui arrivano i due sacerdoti è che bisogna tassativamente impedire l'ingresso nel sacerdozio a chiunque abbia la seppur minima traccia di orientamento omosessuale.
Questa conseguenza a nostro avviso è una oggettiva sfiducia nella potenza della Grazia.
Se ci sono stati preti pedofili, noi crediamo, non è tanto perché erano persone condannate in partenza ad esserlo, a motivo di qualcosa di involontario presente in loro, ma perché
non hanno avuto fede,
non hanno coltivato un rapporto personale con Cristo,
non hanno pregato abbastanza.
non hanno avuto fede,
non hanno coltivato un rapporto personale con Cristo,
non hanno pregato abbastanza.
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