lunedì 28 gennaio 2013
uno scenario da evitare
Dove è approvato il matrimonio per tutti è assolutamente da evitare che le chiese (o altre autorità religiose) siano obbligate a "celebrare" nozze tra persone dello stesso sesso. Sarebbe una imposizione prepotente e assurda.
venerdì 25 gennaio 2013
inaccettabile
Stavolta concordiamo con la Bussola quotiana: la politica del governo croato in tema di educazione sessuale, pur avendo forse anche un'intenzione parzialmente positiva (combattere l'omofobia), giunge ad esiti assolutamente inaccettabili, oggettivamente diabolici.
non capiamo...
Sua Santità ha detto, in occasione della Giornata della Pace, che la "struttura naturale" del matrimonio "va riconosciuta e promossa,
quale unione fra un uomo e una donna, rispetto ai tentativi di renderla
giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che,
in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione,
oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo
sociale".
Capiamo,e approviamo la prima parte del discorso , ossia che la "struttura naturale" del matrimonio "va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna", benissimo.
Non capiamo in che senso "i tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione" la danneggerebbero e contribuirebbero "alla sua destabilizzazione": perché?
Ci dispiace dissentire dal Santo Padre, ma non vediamo la logica della seconda parte del discorso: chi vuole sposarsi con una persona del suo sesso è già predisposto a questo. Non è in una terra di mezzo, incerto se sposare una persona dell'altro sesso o una del proprio. Gli esseri umani, a differenza di quanto sostiene la teoria del gender, hanno un preciso orientamento sessuale, che è qualcosa di presente e di dato, normale o "diverso".
Per questo non è che ammettendo le unioni omosessuali si tolga terreno a quelle eterosessuali: chi è omosessuale non si sposerebbe comunque con una persona dell'altro sesso. La vera alternativa è tra restare solo e avere rapporti disordinati e occasionali, oppure poter fondare un rapporto stabile e responsabile.
Capiamo,e approviamo la prima parte del discorso , ossia che la "struttura naturale" del matrimonio "va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna", benissimo.
Non capiamo in che senso "i tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione" la danneggerebbero e contribuirebbero "alla sua destabilizzazione": perché?
Ci dispiace dissentire dal Santo Padre, ma non vediamo la logica della seconda parte del discorso: chi vuole sposarsi con una persona del suo sesso è già predisposto a questo. Non è in una terra di mezzo, incerto se sposare una persona dell'altro sesso o una del proprio. Gli esseri umani, a differenza di quanto sostiene la teoria del gender, hanno un preciso orientamento sessuale, che è qualcosa di presente e di dato, normale o "diverso".
Per questo non è che ammettendo le unioni omosessuali si tolga terreno a quelle eterosessuali: chi è omosessuale non si sposerebbe comunque con una persona dell'altro sesso. La vera alternativa è tra restare solo e avere rapporti disordinati e occasionali, oppure poter fondare un rapporto stabile e responsabile.
giovedì 24 gennaio 2013
adozioni?
Qui il discorso si fa necessariamente ipotetico e problematico. Meno che mai pretendiamo di fornire delle risposte definitive e assolute.
Ci sembra che occorrerebbe distinguere tra coppie omosessuali credenti, e perciò, come abbiamo suggerito, caste e coppie non credenti.
Prendiamo il caso delle prime. Due persone che vivino insieme castamente non dimostrano forse una maturità affettiva che permetta loro di riversare il loro amore su dei figli (adottivi)? Vediamo la cosa anche sotto un'altra angolazione: il Creatore non vuole forse la piena realizzazione affettiva delle sue creature razionali? E non appartiene alla piena realizzazione affettiva di un essere umano la paternità/maternità? Tant'è vero che anche chi è consacrato è chiamato ad essere padre e madre, spiritualmente.
Allora ipotizziamo che sia la stessa cosa avere come genitori un papà e una mamma e avere come genitori due papà o due mamme? No, non è la stessa cosa. Senza dubbio è preferibile avere come genitori un padre e una madre. La genitorialità di una coppia dello stessa sesso sarebbe una genitorialità più imperfetta, minore, meno completa, meno ricca, meno equilibrata; ma ciò non significa negativa, distruttiva, devastante. Capita che dei figli siano tirati su da un solo genitore, perché rimasto vedovo o perché separato. E' una situazione di imperfezione, ma non di devastazione. Meglio avere due padri o due madri che starsene in un orfanotrofio o vagare tra l'immondizia in una favela brasiliana.
Certo, più problematico è il caso di coppie dello stesso sesso non credenti, e quindi, si suppone :), non caste. Ed è evidente che per lo Stato non ci potrebbe essere differenza tra queste e le prime...
Il minimo che si può chiedere è che prima di affidare dei minori a una coppia omosessuale ci sia un severo esame della affidabilità e della maturità affettiva della stessa.
Quello che si deve escludere, a nostro avviso, è a) il ricorso alla fecondazione artificiale, che è eticamente condannabile, e b) pasticci vari come il "prestito del seme" o "l'utero in affitto". I figli da adottare devono essere già nati in modo naturale.
Comunque, non pretendiamo, lo abbiamo detto, di dare una risposta definitiva. La discussione è aperta. Bisogna anche vedere le risultanze di serie indagini scientifiche. In questo senso suggeriamo di leggere questo esame delle ricerche di Regnerus.
Ci sembra che occorrerebbe distinguere tra coppie omosessuali credenti, e perciò, come abbiamo suggerito, caste e coppie non credenti.
Prendiamo il caso delle prime. Due persone che vivino insieme castamente non dimostrano forse una maturità affettiva che permetta loro di riversare il loro amore su dei figli (adottivi)? Vediamo la cosa anche sotto un'altra angolazione: il Creatore non vuole forse la piena realizzazione affettiva delle sue creature razionali? E non appartiene alla piena realizzazione affettiva di un essere umano la paternità/maternità? Tant'è vero che anche chi è consacrato è chiamato ad essere padre e madre, spiritualmente.
Allora ipotizziamo che sia la stessa cosa avere come genitori un papà e una mamma e avere come genitori due papà o due mamme? No, non è la stessa cosa. Senza dubbio è preferibile avere come genitori un padre e una madre. La genitorialità di una coppia dello stessa sesso sarebbe una genitorialità più imperfetta, minore, meno completa, meno ricca, meno equilibrata; ma ciò non significa negativa, distruttiva, devastante. Capita che dei figli siano tirati su da un solo genitore, perché rimasto vedovo o perché separato. E' una situazione di imperfezione, ma non di devastazione. Meglio avere due padri o due madri che starsene in un orfanotrofio o vagare tra l'immondizia in una favela brasiliana.
Certo, più problematico è il caso di coppie dello stesso sesso non credenti, e quindi, si suppone :), non caste. Ed è evidente che per lo Stato non ci potrebbe essere differenza tra queste e le prime...
Il minimo che si può chiedere è che prima di affidare dei minori a una coppia omosessuale ci sia un severo esame della affidabilità e della maturità affettiva della stessa.
Quello che si deve escludere, a nostro avviso, è a) il ricorso alla fecondazione artificiale, che è eticamente condannabile, e b) pasticci vari come il "prestito del seme" o "l'utero in affitto". I figli da adottare devono essere già nati in modo naturale.
Comunque, non pretendiamo, lo abbiamo detto, di dare una risposta definitiva. La discussione è aperta. Bisogna anche vedere le risultanze di serie indagini scientifiche. In questo senso suggeriamo di leggere questo esame delle ricerche di Regnerus.
matrimonio per tutti?
Abbiamo detto come si possa in qualche modo dedurre da premesse teologico-scientifiche l'ipotesi di un amore casto quasi-matrimoniale tra due persone dello stesso sesso.
Che cosa comporta questa ipotesi riguardo al problema del matrimonio "per tutti" o matrimonio omosessuale?
Abbiamo già detto che tale istituto non è intrinsecamente legato alla teoria del gender e perciò il mondo cattolico dovrebbe essere meno istericamente apocalittico nei suoi confronti.
Una "casta unione" come l'abbiamo ipotizzata potrebbe essere benedetta dalla stessa Chiesa, forse con una nuova forma di sacramentale, ma a maggior ragione potrebbe essere riconosciuta anche dallo Stato, a cui peraltro non si potrebbe ovviamente chiedere di vigilare sulla castità dei "coniugi" :).
Perché?
Perché è interesse dello Stato che ci siano vincoli di solidarietà tra le persone piuttosto che disunione e nomadismo affettivo. E' interesse dello Stato che ci sia chi si occupa di una persona, piuttosto che questa persona sia sola.
Ancora, è interesse dello Stato che si attuino il meno possibile rapporti sessuali effimeri e disordinati, se non altro perché questi ultimi aiutano molto a diffondere l'AIDS, che è un flagello sociale. La fedeltà e la stabilità dei rapporti va incoraggiata.
Che cosa però occorrerebbe richiedere, come condizione perché vengano approvati i "matrimoni per tutti"?
Che non si tratti di una totale equiparazione al matrimonio eterosessuale: solo quest'ultimo è matrimonio in senso vero e proprio. In questo senso non è accettabile la richiesta di rinunciare alle parole "padre" e "madre", che devono restare e devono essere usate per indicare i genitori naturali eterosessuali.
Il matrimonio omosessuale sarebbe comunque solo un quasi-matrimonio, un vincolo di solidarietà reciproca e di amore (per i credenti, casto).
Perché non immaginare una società in cui la stragrande maggioranza della gente continui a far famiglia come è sempre stato, una famiglia eterosessuale, la sola veramente normale e normativa, e una esigua minoranza acceda a una forma di quasi-matrimonio, consapevole che si tratta di una eccezione accettata e accolta senza astio e senza odio? Una società in cui i diversi guardino con simpatia ai normali e ne siano ricambiati da simpatia e comprensione? Una società in cui il comportamento compulsivo e sfrenato dei diversi sia ormai solo un ricordo del passato e si viva con fedeltà e serietà, impegnati nella costruzione del bene comune, cioè in ultima analisi del Corpo di Cristo?
Che cosa comporta questa ipotesi riguardo al problema del matrimonio "per tutti" o matrimonio omosessuale?
Abbiamo già detto che tale istituto non è intrinsecamente legato alla teoria del gender e perciò il mondo cattolico dovrebbe essere meno istericamente apocalittico nei suoi confronti.
Una "casta unione" come l'abbiamo ipotizzata potrebbe essere benedetta dalla stessa Chiesa, forse con una nuova forma di sacramentale, ma a maggior ragione potrebbe essere riconosciuta anche dallo Stato, a cui peraltro non si potrebbe ovviamente chiedere di vigilare sulla castità dei "coniugi" :).
Perché?
Perché è interesse dello Stato che ci siano vincoli di solidarietà tra le persone piuttosto che disunione e nomadismo affettivo. E' interesse dello Stato che ci sia chi si occupa di una persona, piuttosto che questa persona sia sola.
Ancora, è interesse dello Stato che si attuino il meno possibile rapporti sessuali effimeri e disordinati, se non altro perché questi ultimi aiutano molto a diffondere l'AIDS, che è un flagello sociale. La fedeltà e la stabilità dei rapporti va incoraggiata.
Che cosa però occorrerebbe richiedere, come condizione perché vengano approvati i "matrimoni per tutti"?
Che non si tratti di una totale equiparazione al matrimonio eterosessuale: solo quest'ultimo è matrimonio in senso vero e proprio. In questo senso non è accettabile la richiesta di rinunciare alle parole "padre" e "madre", che devono restare e devono essere usate per indicare i genitori naturali eterosessuali.
Il matrimonio omosessuale sarebbe comunque solo un quasi-matrimonio, un vincolo di solidarietà reciproca e di amore (per i credenti, casto).
Perché non immaginare una società in cui la stragrande maggioranza della gente continui a far famiglia come è sempre stato, una famiglia eterosessuale, la sola veramente normale e normativa, e una esigua minoranza acceda a una forma di quasi-matrimonio, consapevole che si tratta di una eccezione accettata e accolta senza astio e senza odio? Una società in cui i diversi guardino con simpatia ai normali e ne siano ricambiati da simpatia e comprensione? Una società in cui il comportamento compulsivo e sfrenato dei diversi sia ormai solo un ricordo del passato e si viva con fedeltà e serietà, impegnati nella costruzione del bene comune, cioè in ultima analisi del Corpo di Cristo?
quale soluzione, allora?
Abbiamo messo in risalto la insostenibilità teologica del concetto di verginità non consacrata, quindi inutile, sterile.
Quale via percorrere dunque?
Da una parte c'è la certezza che Dio chiama tutti i suoi figli a una piena realizzazione affettiva (=dà una vocazione a tutti) e la quasi-certezza che alcuni suoi figli sono irreversibilmente orientati in modo non-eterosessuale.
Dall'altra c'è la quasi-certezza (diciamo quasi perché non si tratta di un dogma, ma a) del senso più evidente e semplice di molti passi scritturistici, tra cui Romani,1, e b) di una consolidata tradizione del Magistero, rafforzata dalle parole di molti Santi) che i rapporti fisici tra persone dello stesso sesso non sono leciti.
Come se ne esce? Il problema non è facile e possiamo più abbozzare delle ipotesi che proporre delle certezze.
Probabilmente una linea di soluzione dovrebbe essere cercata approfondendo e sviluppando quello che lo stesso Catechismo suggerisce, in modo un po' sibillino e appena accennato, quando parla di una "amicizia disinteressata".
Forse la soluzione starebbe nell'ammettere che due persone dello stesso sesso, avendo, dopo un serio impegno, soffertamente constatato di non poter riorientarsi in senso eterosessuale, possano imbastire un rapporto affettivo in qualche modo totalizzante, analogo anche se non proprio totalmente equivalente a quello tra due coniugi eterosessuali, e (con)vivere in modo casto, condividendo gioie e dolori, aiutandosi in tutto nella vita come potrebbero fare due coniugi, e impegnandosi a rimanersi fedeli per tutta la vita. In altre parole forse la soluzione starebbe in una casta amicizia, in un casto amore, in cui i due si vogliano così bene da rispettare i loro corpi e non consumare rapporti fisici.
E' chiedere troppo? E' utopistico? Certo, lo si potrebbe chiedere solo a chi crede, a si appoggia alla Grazia di Cristo, inserito in un contesto ecclesiale e aiutato da esso. Sarebbe un sacrificio, certo, ma la vita presente va vissuta nella prospettiva dell'eternità: "il tempo si è fatto breve".
Quale via percorrere dunque?
Da una parte c'è la certezza che Dio chiama tutti i suoi figli a una piena realizzazione affettiva (=dà una vocazione a tutti) e la quasi-certezza che alcuni suoi figli sono irreversibilmente orientati in modo non-eterosessuale.
Dall'altra c'è la quasi-certezza (diciamo quasi perché non si tratta di un dogma, ma a) del senso più evidente e semplice di molti passi scritturistici, tra cui Romani,1, e b) di una consolidata tradizione del Magistero, rafforzata dalle parole di molti Santi) che i rapporti fisici tra persone dello stesso sesso non sono leciti.
Come se ne esce? Il problema non è facile e possiamo più abbozzare delle ipotesi che proporre delle certezze.
Probabilmente una linea di soluzione dovrebbe essere cercata approfondendo e sviluppando quello che lo stesso Catechismo suggerisce, in modo un po' sibillino e appena accennato, quando parla di una "amicizia disinteressata".
Forse la soluzione starebbe nell'ammettere che due persone dello stesso sesso, avendo, dopo un serio impegno, soffertamente constatato di non poter riorientarsi in senso eterosessuale, possano imbastire un rapporto affettivo in qualche modo totalizzante, analogo anche se non proprio totalmente equivalente a quello tra due coniugi eterosessuali, e (con)vivere in modo casto, condividendo gioie e dolori, aiutandosi in tutto nella vita come potrebbero fare due coniugi, e impegnandosi a rimanersi fedeli per tutta la vita. In altre parole forse la soluzione starebbe in una casta amicizia, in un casto amore, in cui i due si vogliano così bene da rispettare i loro corpi e non consumare rapporti fisici.
E' chiedere troppo? E' utopistico? Certo, lo si potrebbe chiedere solo a chi crede, a si appoggia alla Grazia di Cristo, inserito in un contesto ecclesiale e aiutato da esso. Sarebbe un sacrificio, certo, ma la vita presente va vissuta nella prospettiva dell'eternità: "il tempo si è fatto breve".
mercoledì 23 gennaio 2013
ciò che dovrebbe essere ripensato
Abbiamo detto ieri ciò che dovrebbe restare, oggi parliamo di ciò che dovrebbe a nostro avviso cambiare.
Anzitutto dovrebbe già essere cambiata la convinzione che il comportamento omosessuale (e in generale "diverso") sia essenzialmente un vizio liberamente scelto, per puro capriccio: esistono dei condizionamenti ben precisi, che fanno parlare di un orientamento diverso, di una inclinazione diversa.
Uno non sceglie di essere diverso, ma lo scopre.
A quel punto che fare?
E qui bisogna rispondere alla domanda: che cos'è questo orientamento diverso, perché c'è? E' qualcosa di naturale?
Su questo crediamo si debba dire che c'è un solo orientamento veramente naturale, previsto nel piano creativo di Dio, ed è quello eterosessuale, finalizzato ad assicurare la continuità della specie.
L'orientamento diverso è allora frutto del peccato originale. E tuttavia nella concreta economia della salvezza il male stesso può essere occasione di bene, può essere recuperato ad un fine ultimamente buono.
Torniamo alla domanda "che fare?"
1) La prima cosa da fare è vedere se tale orientamento è guaribile, con opportune terapie psicologiche. Se lo è, tutto finisce lì. Se lo fosse per tutti, non ci sarebbe problema: tutti si farebbero curare e tutti guarirebbero, e vivrebbero tutti felici e contenti.
2) Ma il problema è che, a fronte di un certo numero di casi curabili, ve ne sono molti altri che non possono essere curati. Non lo diciamo noi, ma il Catechismo della Chiesa cattolica, che parla di persone omosessuali con tendenze "profondamente radicate".
Che fare allora? La proposta del Catechismo appare insoddisfacente: vi si parla di una castità ... non consacrata. Il diverso non solo non può consumare fisicamente la sua sessualità, ma non può nemmeno intraprendere alcuna forma di realizzazione affettiva. E' una castità sterile, non feconda, inutile. Si ha insomma il paradosso teologico di persone senza vocazione. E' possibile che Dio crei qualcuno non dandogli una vocazione?
Questo è il paradosso. Su cui torneremo.
Anzitutto dovrebbe già essere cambiata la convinzione che il comportamento omosessuale (e in generale "diverso") sia essenzialmente un vizio liberamente scelto, per puro capriccio: esistono dei condizionamenti ben precisi, che fanno parlare di un orientamento diverso, di una inclinazione diversa.
Uno non sceglie di essere diverso, ma lo scopre.
A quel punto che fare?
E qui bisogna rispondere alla domanda: che cos'è questo orientamento diverso, perché c'è? E' qualcosa di naturale?
Su questo crediamo si debba dire che c'è un solo orientamento veramente naturale, previsto nel piano creativo di Dio, ed è quello eterosessuale, finalizzato ad assicurare la continuità della specie.
L'orientamento diverso è allora frutto del peccato originale. E tuttavia nella concreta economia della salvezza il male stesso può essere occasione di bene, può essere recuperato ad un fine ultimamente buono.
Torniamo alla domanda "che fare?"
1) La prima cosa da fare è vedere se tale orientamento è guaribile, con opportune terapie psicologiche. Se lo è, tutto finisce lì. Se lo fosse per tutti, non ci sarebbe problema: tutti si farebbero curare e tutti guarirebbero, e vivrebbero tutti felici e contenti.
2) Ma il problema è che, a fronte di un certo numero di casi curabili, ve ne sono molti altri che non possono essere curati. Non lo diciamo noi, ma il Catechismo della Chiesa cattolica, che parla di persone omosessuali con tendenze "profondamente radicate".
Che fare allora? La proposta del Catechismo appare insoddisfacente: vi si parla di una castità ... non consacrata. Il diverso non solo non può consumare fisicamente la sua sessualità, ma non può nemmeno intraprendere alcuna forma di realizzazione affettiva. E' una castità sterile, non feconda, inutile. Si ha insomma il paradosso teologico di persone senza vocazione. E' possibile che Dio crei qualcuno non dandogli una vocazione?
Questo è il paradosso. Su cui torneremo.
rivoluzione o aggiornamento?
Ho detto che la Chiesa non dovrebbe arrivare ancora una volta in ritardo a questo ennesimo appuntamento con la storia che evolve. Voglio però precisare in che senso la Chiesa dovrebbe cambiare su questo tema.
Non immagino una rivoluzione, uno sconvolgimento di quanto ha sostenuto per duemila anni.
Penso piuttosto a un aggiustamento, a una correzione di tiro, a un aggiornamento.
Per adesso dico solo ciò che probabilmente andrebbe conservato, e che probabilmente in effetti verrà conservato (perché la Chiesa è guidata dallo Spirito Santo).
A non poter essere cambiato è il giudizio di inammissibilità morale dei rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso: per la dottrina cattolica in effetti l'unica attività sessuale lecita è quella aperta alla riproduzione, tra marito (uomo) e moglie (donna), per cui anche tra marito e moglie sessualità diverse da quella genitale (come quelle anale e orale) sono escluse, a maggior ragione tra persone che non sono sposate, e a maggior ragione ancora tra persone dello stesso sesso.
Non crediamo che su questo si debba e si possa cambiare. Ma questo è solo un lato della questione. Ci torneremo sopra.
Non immagino una rivoluzione, uno sconvolgimento di quanto ha sostenuto per duemila anni.
Penso piuttosto a un aggiustamento, a una correzione di tiro, a un aggiornamento.
Per adesso dico solo ciò che probabilmente andrebbe conservato, e che probabilmente in effetti verrà conservato (perché la Chiesa è guidata dallo Spirito Santo).
A non poter essere cambiato è il giudizio di inammissibilità morale dei rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso: per la dottrina cattolica in effetti l'unica attività sessuale lecita è quella aperta alla riproduzione, tra marito (uomo) e moglie (donna), per cui anche tra marito e moglie sessualità diverse da quella genitale (come quelle anale e orale) sono escluse, a maggior ragione tra persone che non sono sposate, e a maggior ragione ancora tra persone dello stesso sesso.
Non crediamo che su questo si debba e si possa cambiare. Ma questo è solo un lato della questione. Ci torneremo sopra.
martedì 22 gennaio 2013
matrimonio omosessuale e teoria del gender
L'estrema destra (cattolica) sostiene che il matrimonio "per tutti" sia strettamente legato alla "teoria del gender", che azzera la differenza sessuale. Una tesi simile l'ha sostenuta implicitamente anche un esponente di sinistra (Lionel Lumbroso), dicendo che il marriage pour tous è frutto del pensiero femminista che azzera le differenze, mentre solo il pensiero maschile distingue, differenzia.
In realtà le due cose sono distinte, anzi incompatibili: la teoria del gender dice che nessuno ha un orientamento sessuale ben preciso e tutti possono continuamente cambiarlo, il "matrimonio per tutti" suppone che tutti abbiano un orientamento sessuale ben preciso, gli uni etero gli altri omo (o bi) e che tale orintamento non sia continuamente mutevole, ma fisso. Infatti ci si sposa per restare fedeli, non per abbandonare il coniuge il giorno dopo.
In realtà le due cose sono distinte, anzi incompatibili: la teoria del gender dice che nessuno ha un orientamento sessuale ben preciso e tutti possono continuamente cambiarlo, il "matrimonio per tutti" suppone che tutti abbiano un orientamento sessuale ben preciso, gli uni etero gli altri omo (o bi) e che tale orintamento non sia continuamente mutevole, ma fisso. Infatti ci si sposa per restare fedeli, non per abbandonare il coniuge il giorno dopo.
odio non necessario
La Chiesa ha apportato grandissimi benefici all'umanità, ma molto spesso ha preso, nel corso della storia, delle cantonate.
Oggi rischia di rendersi inutilmente antipatica insistendo su una linea dura contro le legalizzazioni delle unioni omosessuali.
Più insiste su questa linea, più diventa antipatica, meno trova solidarietà nel denunciare quella che viene chiamata "la persecuzione dei cristiani nel mondo", che pure c'è ed è un triste fenomeno.
Ma che credibilità ha la Chiesa nel denunciare di essere perseguitata, quano lei stessa, in Occidente, perseguita i gay?
Oggi rischia di rendersi inutilmente antipatica insistendo su una linea dura contro le legalizzazioni delle unioni omosessuali.
Più insiste su questa linea, più diventa antipatica, meno trova solidarietà nel denunciare quella che viene chiamata "la persecuzione dei cristiani nel mondo", che pure c'è ed è un triste fenomeno.
Ma che credibilità ha la Chiesa nel denunciare di essere perseguitata, quano lei stessa, in Occidente, perseguita i gay?
domenica 20 gennaio 2013
ritardi cronici
La Chiesa ha una grande missione: custodire il messaggio di Cristo, che è eterno. E a tale compito per lo più è stata fedele. Ha invece preso diverse cantonate su problemi storici, è arrivata spesso in ritardo all'appuntamento con la storia.
E' arrivata in ritardo sulla questione della condanna della tortura e della pena di morte. E' arrivata in ritardo sulla questione dell'eliocentrismo (vedi Galileo). E' arrivata in ritardo sulla questione della libertà di stampa e di parola e sulla democrazia. E' arrivata in ritardo sulla questione dell'evoluzionismo. E' arrivata in ritardo sulla giustizia sociale. E' arrivata in ritardo sull'emancipazione femminile.
Non dovrebbe bastare? Non dovrebbe prendere lezione dalla storia e cercare di non sbagliare più?
Nossignore! Adesso rischia di arrivare per l'ennesima volta in ritardo: sulla questione dell'omosessualità.
Dando alle future generazioni cristiane un nuovo capitolo su cui chiedere perdono.
E' arrivata in ritardo sulla questione della condanna della tortura e della pena di morte. E' arrivata in ritardo sulla questione dell'eliocentrismo (vedi Galileo). E' arrivata in ritardo sulla questione della libertà di stampa e di parola e sulla democrazia. E' arrivata in ritardo sulla questione dell'evoluzionismo. E' arrivata in ritardo sulla giustizia sociale. E' arrivata in ritardo sull'emancipazione femminile.
Non dovrebbe bastare? Non dovrebbe prendere lezione dalla storia e cercare di non sbagliare più?
Nossignore! Adesso rischia di arrivare per l'ennesima volta in ritardo: sulla questione dell'omosessualità.
Dando alle future generazioni cristiane un nuovo capitolo su cui chiedere perdono.
martedì 15 gennaio 2013
per il Papa la questione del gender è LA questione?
I cattolici di destra, nella fattispecie Introvigne, sostengono (vedi la nuova bussola quotidiana) che per il papa "non la crisi economica, ma le trascrizioni legislative dell'ideologia del «gender» rappresentano oggi il più grave pericolo per il bene comune". E' proprio vero? Ha detto questo il Papa nel suo messaggio per la giornata della pace (1.1.2013)?
Leggiamo il passaggio del documento pontificio in cui si accenna a questo problema:
"Anche la struttura naturale del matrimonio va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna, rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale.
Questi principi non sono verità di fede, né sono solo una derivazione del diritto alla libertà religiosa. Essi sono inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l’umanità. L’azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa. Tale azione è tanto più necessaria quanto più questi principi vengono negati o mal compresi, perché ciò costituisce un’offesa contro la verità della persona umana, una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace."
Si tratta indubbiamente di un giudizio chiaro e duro, ma non viene detto che IL problema dei problemi sia il "matrimonio per tutti". Una ferita grave, non la ferita più grave; un'offesa, non la più grave offesa.
Dunque la destra fondamentalista (cattolica?) tira acqua al suo mulino, facendo dire al Papa quello che non ha detto. Non c'è male, come rispetto.
Leggiamo il passaggio del documento pontificio in cui si accenna a questo problema:
"Anche la struttura naturale del matrimonio va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna, rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale.
Questi principi non sono verità di fede, né sono solo una derivazione del diritto alla libertà religiosa. Essi sono inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l’umanità. L’azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa. Tale azione è tanto più necessaria quanto più questi principi vengono negati o mal compresi, perché ciò costituisce un’offesa contro la verità della persona umana, una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace."
Si tratta indubbiamente di un giudizio chiaro e duro, ma non viene detto che IL problema dei problemi sia il "matrimonio per tutti". Una ferita grave, non la ferita più grave; un'offesa, non la più grave offesa.
Dunque la destra fondamentalista (cattolica?) tira acqua al suo mulino, facendo dire al Papa quello che non ha detto. Non c'è male, come rispetto.
omofobia clericale
C'è un sito, la Nuova Bussola quotidiana che si distigue, come tutti i siti della destra cattolica, per una vera ossessione omofobica.
Un recente intervento di un sacerdote, Don Ariel Levi di Gualdo, denuncia nientepopodimeno che "un golpe omosessualista" in atto nella Chiesa, e sostiene che ormai il Vaticano sarebbe "un lupanare di gay inebriati dai fumi aromatici degli incensi, tra pizzi e merletti dei paramenti barocchi", una "succursale di Sodoma e Gomorra".
Infatti a suo dire esiste in Vaticano e nella Chiesa una potente lobby gay, che vuole portare la Chiesa all'eresia "omosessualista".
Che dire? Il sacerdote confonde tre cose: a) l'orientamento omosessuale, b) il comportamento omosessuale e c) la richiesta di rieleborare la teoria cattolica in tema di omosessualità.
Da a), che è qualcosa di involontario, non scaturisce necessariamente b), che invece richiede l'uso consapevole del libero arbitrio. Quanto a c) la dottrina cattolica sull'omosessualità non è stata fissata in forma dogmatica, né lo potrebbe, essendo un tema etico e non dogmatico. Dunque non si può gridare all'eresia se qualcuno propone qualche "correzione di tiro" in proposito, come ha fatto autorevolmente il card. Martini, che non è l'ultimo arrivato e che all'ultimo conclave "rischiò" addirittura di diventare Papa...
Tra l'altro il card. Martini, come altri (prelati o teologi) cattolici che sono sulla sua linea, non possono certo essere accusati né di "orientamento" né di "comportamento" omosessuale. A riprova del fatto che vanno scissi i problemi di un clero che si compie atti omosessuali (certamente discutibile e anche inaccettabile, perché viola il voto di verginità) da quello di un clero che discute teoricamente di una questione non dogmatica.
Un recente intervento di un sacerdote, Don Ariel Levi di Gualdo, denuncia nientepopodimeno che "un golpe omosessualista" in atto nella Chiesa, e sostiene che ormai il Vaticano sarebbe "un lupanare di gay inebriati dai fumi aromatici degli incensi, tra pizzi e merletti dei paramenti barocchi", una "succursale di Sodoma e Gomorra".
Infatti a suo dire esiste in Vaticano e nella Chiesa una potente lobby gay, che vuole portare la Chiesa all'eresia "omosessualista".
Che dire? Il sacerdote confonde tre cose: a) l'orientamento omosessuale, b) il comportamento omosessuale e c) la richiesta di rieleborare la teoria cattolica in tema di omosessualità.
Da a), che è qualcosa di involontario, non scaturisce necessariamente b), che invece richiede l'uso consapevole del libero arbitrio. Quanto a c) la dottrina cattolica sull'omosessualità non è stata fissata in forma dogmatica, né lo potrebbe, essendo un tema etico e non dogmatico. Dunque non si può gridare all'eresia se qualcuno propone qualche "correzione di tiro" in proposito, come ha fatto autorevolmente il card. Martini, che non è l'ultimo arrivato e che all'ultimo conclave "rischiò" addirittura di diventare Papa...
Tra l'altro il card. Martini, come altri (prelati o teologi) cattolici che sono sulla sua linea, non possono certo essere accusati né di "orientamento" né di "comportamento" omosessuale. A riprova del fatto che vanno scissi i problemi di un clero che si compie atti omosessuali (certamente discutibile e anche inaccettabile, perché viola il voto di verginità) da quello di un clero che discute teoricamente di una questione non dogmatica.
Iscriviti a:
Post (Atom)