in sintesi

La "diversità" non è e non deve diventare la norma: è un'eccezione, che chiede di essere accolta come tale.

martedì 26 febbraio 2013

3a lettera di Berlicche

Mio caro Malacoda
         ti dò qualche ulteriore dritta per come intervenire nella questione così attuale di omofobia/omofilia.
È interesse del Nemico che omofobi e omofili dialoghino e si intendano il più possibile, viceversa, specularmente, è nostro supremo interesse che tra i due schieramenti rivali non ci sia affatto dialogo né intesa.
Dobbiamo fare in modo che gli uni detestino cordialmente gli altri. Ciò è reso ancor più facile dal nuovo mezzo, i social network.
Sì perché quando due umani si incontrano in carne e ossa e si parlano, hanno più facilmente la tendenza, se non altro per buona educazione, a conservare un minimo di rispetto reciproco: è difficile per noi far in modo che gridino, si insultino e men che meno che vengano alle mani o anche peggio. Ciò può succedere solo in circostanze eccezionali, come durante una manifestazione in strada. Allora sì che lì gli animi si scaldano e per noi si aprono insperate possibilità di attizzare odio e violenza. Ma normalmente, nella vita, ahinoi, tranquilla di tutti i giorni non è così.
Invece sul web che loro chiamano 2.0, sui social network e sui siti che ospitano dei forum, lì è una vera delizia per noi solleticare gli istinti più aggressivi degli umani: uno non vede il volto dell'altro, a cui si rivolge, non può guardarlo negli occhi e sentire la sua voce; facile perciò per noi lavorare sulla sua immaginazione, deformando mostruosamente ciò che egli pensa dell'interlocutore.
Così partono facilmente gli insulti e le offese. In ogni caso, anche quando non si arriva a quelle, che sono sempre utili alla Causa di Nostro Padre che è Laggiù, è per noi un gioco da ragazzi far sì che il pensiero dell'altro venga deformato ed equivocato, e si processino spietatamente le intenzioni dell'interlocutore, ovviamente sempre in senso peggiorativo.
Così gli omofili devono vedere in chi non concorda con loro dei persecutori insopportabili, gente che opprime la loro sacrosanta (si fa per dire) libertà e che magari sarebbe pronta a pestarli e magari anche ammazzarli, se solo ne avesso l'occasione materiale.
Gli omofobi invece devono essere guidati a vedere negli omofili nient'altro che dei perveriti assatanati (dicono così, gli umani!), dediti spudoratamente al vizio, meglio se anche pedofili.
Così otteniamo il nostro effetto: seminare odio e rancore tra gli umani.
Tuo aff.mo zio
Berlicche

lunedì 25 febbraio 2013

2a lettera di Berlicche

Mio caro Malacoda
proseguo in quanto ti stavo dicendo nella precedente lettera, sugli omofobi.
La nostra azione avrà tanto maggiori probabilità di successo, quanto più noi allontaneremo la mente degli omofobi dal dubbio che potrebbero sbagliarsi.
In questo senso è di fondamentale importanza allontanare da loro il pensiero degli errori passati della Chiesa. Infatti, quale maggior argomento li potrebbe portare a tale dubbio se non il pensiero che la Chiesa, nel corso della sua storia, si è già sbagliata, e molte volte? Perciò noi dobbiamo rendere gli omofobi rabbiosamente isterici sugli errori della Chiesa; essi devono negare l'evidenza che su Galileo, sull'evoluzionismo, sulla democrazia, sulla libertà di stampa, sulla questione sociale, e su altri simili casi la Chiesa si sia sbagliata.
Lasciamo pure che stimino un papa come Giovanni Paolo II, che pure ci ha arrecato tanti danni: ci è praticamente impossibile che non ne vedano completamente le grandi virtù; ma essi devono dimenticare il più possibile che tale Papa ha chiesto perdono al mondo per le colpe della Chiesa. E se qualcuno glielo ricorda, dobbiamo spingerli a reagire con stizza, liquidando la questione senza davvero pensarci.
Mi dirai che ti è sempre sembrato che gli errori della Chiesa giocassero a nostro favore, e che fosse interesse nostro, e non del Nemico, portare l'attenzione degli umani su tali errori.
Ciò è vero, ma solo in parte. La nostra politica si gioca tra due poli apparentemente opposti: l'enfatizzazione degli errori della Chiesa e la loro sottovalutazione. E non so dirti quale delle due operazioni ci sia piùvantaggiosa.
Perché il vantaggio della prima è evidente, portare discredito sulla Chiesa, il che può allontanare un certo numero di umani dalla stessa, impedendo al Nemico di portarceli via. Ma si tratta pur sempre di un'operazione talmente evidente, da risultare più facilmente smascherabile.
Più sottile, e perciò a noi più propizia, è l'operazione inversa, quella di convincere alcuni cristiani (quella che loro chiamano “la destra”) che la Chiesa non abbia mai sbagliato: la conseguenze di ciò, ottima per noi, è privare la Chiesa di oggi dalla prudente saggezza che la potrebbe portare a difendersi dai nostri tranelli, spingendola così ad allontanarsi dai piani del Nemico, proprio mentre crede di servirlo al meglio.

domenica 24 febbraio 2013

1a lettera di Berlicche a Malacoda

Mio caro Malacoda
                                 voglio metterti sull'avviso riguardo a una questione su cui occorre essere ben attenti, quella del matrimonio omosessuale.
I nostri agenti sono riusciti finora bene nell'intento di dividere il campo tra due fazioni ugualmente invise al Nemico: gli omofobi e gli omofili.
Non perderei molto tempo a parlarti di questi ultimi: sono in gran parte gay saldamente in mano nostra, hanno perso l'uso della ragione e si avvoltolano allegramente in pratiche come orge e sesso sfrenato, che, oltre a rovinargli il corpo (vedi AIDS) li rende sempre più prossimi a cadere per sempre nelle mani di Nostro Padre che è Laggiù.
Voglio invece parlarti degli omofobi, una categoria veramente divertente, perché il nostro trucco sta nel far credere loro che agiscano nell'interesse del Nemico, mentre noi sappiamo che portano abbondante acqua al nostro mulino. Esistono, certo, anche omofobi atei, ma quello che più ci diverte e appassiona sono gli omofobi cattolici.
Naturalmente è importante anzitutto che nessun omofobo ammetta di essere tale. In questo i nostri hanno fatto un buon lavoro. Sappiamo di gente che plaude al pestaggio di gay e ritiene di non essere omofobo, o di gente che siamo riusciti a convincere che la parola "frocio" non sia offensiva e sprezzante. Ti spiego alcune avvertenze che dobbiamo assolutamente osservare.
Anzitutto è di fondamentale importanza che la loro mente sia concentrata, piuttosto che sul presente, che è il tempo dove il Nemico è più forte, sul futuro. Devi fare in modo che egli non guardi, o guardi il meno possibile, al presente, dove dovrebbe considerare come in molti stati del mondo gli omosessuali sono torturati e uccisi, e sia tutto concentrato su un futuro, del quale devi cercare di accentuare i tratti foschi, apocalittici, rovinosi. Certo, noi sappiamo che non tutto il guardare al futuro è contro i piani del Nemico: ad esempio è una sua maleddetta astuzia quella di far riflettere gli umani sulla loro sorte ultraterrena, e noi spesso perdiamo il possesso di un'anima quando questo avviene; ancora, può essere secondo i suoi piani se gli umani pensano a un futuro che ha delle conferme nel passato, a qualcosa che si potrebbe ripetere perché già si è verificato. Qui invece abbiamo un futuro che non si configura affatto come la possibile ripetizione di un qualche passato, ma come qualcosa di assolutamente nuovo: mai infatti si era assistito alla totale liberalizzazione dell'omosessualità. Anche un bambino capirebbe che su un futuro assolutamente nuovo, mai visto prima, si dovrebbe ragionevolmente nutrire qualche dubbio, su di esso si potrebbero formulare delle ipotesi, ma non avere delle certezze infrangibili, invece noi dobbiamo il più possibile spingere gli omofobi alla assoluta, inossidabile, granitica certezza che il matrimonio omosessuale porterà senz'altro conseguenze catastrofiche, esiziali, diaboliche.

giovedì 21 febbraio 2013

adozioni: la sentenza di Strasburgo

La sentenza della corte di Strasburgo del 19/2/2013 stabilisce che (citiamo da Tempi) "nelle coppie omosessuali i partner devono avere il diritto ad adottare i figli dei compagni, così come avviene per le coppie eterosessuali non sposate. Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani in una sentenza emessa su un ricorso presentato da una coppia di donne austriache e dal figlio di una di loro.
La sentenza, definitiva perché emessa dalla Grande Camera della Corte di Strasburgo, riguarda l’Austria, ma i principi valgono per tutti gli altri 46 Stati membri del Consiglio d’Europa."
Che dire? Non ci sembra sia ancora la adozione per le coppie omosessuali, ma per quelle coppie omosessuali, in cui uno dei partner è già genitore naturale (e legale) di un bambino.
Un caso molto simile a quello previsto dalla Cassazione italiana poco tempo fa: una figlia affidata alla madre (che convive con una donna) piuttosto che al padre, violento.
Francamente non vediamo in ciò motivo di particolare allarme: un figlio viene affidato a uno dei suoi (separati) genitori. Che poi questo genitore abbia fatto una certa scelta a noi sembra, non irrilevante, ma subordinato al fatto che quel genitore offra maggiore affidabilità rispetto all'altro.
Ma ormai il frullatore si è messo in moto e continua a frullare, propinando l'onnipresente "teoria del gender" come immancabile sottofondo di queste novità giuridiche, un po' come il complotto demo-pluto-giudaico-massonico faceva da immancabile sottofondo ai deliri di Hitler.
Speriamo che non manchi, soprattutto nel mondo cattolico, chi non rinuncia ad usare la ragione.

martedì 19 febbraio 2013

non esiste omofobia (in Italia)?

Nella sua difesa di Mario Palmaro dagli attacchi di Famiglia cristiana, criticata da quello per una pubblicità contro l'omofobia, Riccardo Cascioli, scrive sulla Bussola quotidiana:
"ci perdonerà don Lorenzetti, ma noi questa grave emergenza omofobia non riusciamo proprio a vederla. Purtroppo la cronaca non ci risparmia anche alcuni odiosi casi di violenze e sopraffazioni nei confronti degli omosessuali, ma così come violenze e sopraffazioni avvengono per tante altre persone. Casi da condannare fermamente, è chiaro, nessuna attenuante; così come va affermato con chiarezza che ogni persona – qualunque sia la sua condizione sociale, economica, morale – va sempre accolta. Detto questo è però chiaramente demagogico parlare di discriminazioni nella società: risulta a don Lorenzetti e don Sciortino che ci siano luoghi dove gli omosessuali non sono ammessi? O che nel lavoro venga penalizzato chi si professa gay? O che agli omosessuali dichiarati venga fatta scattare una tassa particolare"

Beh, insomma, ci sembra che Cascioli sia un po' distratto, o non ci veda molto bene...
Come sarebbe a dire che non ci "sono luoghi dove gli omosessuali non sono ammessi"? Sta scherzando? Magari non vengono respinti a suon di botte (ma capitano anche quelle, e più di quanto si creda), ma ci sono molti modi oltre alla violenza fisica più brutale, per mettere a disagio (e usiamo un eufemismo) una persona.
Ancora: "nel lavoro" non viene "penalizzato chi si professa gay". Ma come? Non ha ad esempio Vendola ricevuto insulti e minacce, per essersi dichiarato gay? Non solo da parte di Casa Pound, ma anche per esempio da Emilio Fede, che ne parlava facendo la voce in falsetto. Perché del resto sarebbe così difficile fare coming out, se tutto fosse così accogliente e tollerante? Siate sinceri: consigliereste a vostro figlio, se fosse omosessuale, di fare coming out? E allora, di che tolleranza stiamo parlando?
Quanto alle tasse, certo, non siamo più sotto il fascismo (chissà se questo dispiace a Cascioli) con la sua tassa sui celibi, ma per trovare luoghi sicuri e protetti, dove non corrano rischi di aggressioni omofobe, i gay devono comunque spendere di più dei normali.

C'è un'altro errore nel discorso di Cascioli, dove dice "così come violenze e sopraffazioni avvengono per tante altre persone" equiparando l'aggressione omofoba a una lite per il parcheggio o per un fischio alla fidanzata. Eh no, caro Cascioli, non è così! Qui c'è un odio per la diversità, che non c'è nel caso di una lite per parcheggio, ed è piuttosto paragonabile all'aggressione che può subire una persona down, che viene odiata per la sua diversità. Qui c'è un essere umano che non accetta un altro essere umano, c'è uno che gli fa pesare il suo modo di essere. E' non essere accettati per come si è. E' questo che è grave, e la legge dovrebbe considerare ciò appunto come una aggravante.

lunedì 18 febbraio 2013

essere sé stessi

Per don Ariel - mi perdoni se lo cito ancora, ma mi dà del materiale su cui riflettere - Gesù dice "sii te stesso" solo agli eterosessuali, mentre se lo dicesse ai "diversi" sarebbe come incitarli al peccato.
 A me pare che tale convinzione nasca da un modo equivoco e superficiale, absit iniuria, di intendere la verità di sé. Tutti gli esseri umani, al di là dell'orientamente sessuale, hanno la stessa natura, che è in fondo desiderio di felicità, di perfetta felicità, dunque di infinito. Essere sé stessi vuol dire allora andare a fondo di sé, fino a guardare questo desiderio di infinito che ci costituisce. E quindi anche chi è diverso in fin dei conti desidera la stessa cosa. Anche a lui si rivolge Cristo dicendogli "sii te stesso".

lunedì 11 febbraio 2013

Diversi e consacrati?

Il problema dei preti pedofili ha provocato un ripensamento nei vertici della Chiesa sul tema della ammissibilità alla vita sacerdotale di persone con tendenze omosessuali (e in genere diverse).

il documento vaticano del 2005

Documento importante di questa svolta è l'Istruzione della Congregazione per l'educazione cattolica circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al seminario e agli ordini sacri, del 2005, riguardo alla quale si può leggere un'interessante intervista di 30 Giorni con il card. Grocholewski.
Ne riportiamo comunque il nocciolo:
Alla fine si è deciso, appunto, che non è opportuno ammettere al sacerdozio chi pratica l’omosessualità, chi ha tendenze radicate all’omosessualità e chi promuove la cosiddetta cultura gay.
Si possono notare tre elementi che pregiudicano l'ammissione al sacerdozio:
  1. la pratica di atti omosessuali,
  2. la promozione della cultura gay,
  3. la presenza di radicate tendenze omosessuali.
Il primo elemeno è chiaro e assolutamente incontestabile; il secondo è già un po' più ambiguo: che cosa significa difendere la cultura gay?
È cultura gay ad esempio qualunque idea che sostenga la legalizzazioni delle unione omosessuali? O non lo è piuttosto solo una cultura che teorizzi una sfrenata ricerca del piacere sessuale, disgiunto da un riferimento all'integralità della persona?
Ma soprattutto è a nostro avviso discutibile il terzo punto: la presenza di radicate tendenze omosessuali.
Benché ad esempio il card. Grocholewski ammetta che alcuni con tendenze omosessuali possono esercitare il sacerdozio in maniera esemplare, conclude poi però che non è opportuno chiamare al sacerdozio queste persone: ma come? Sono preti esemplari, ma non avrebbero mai dovuto diventare preti? Non è un po' confuso e contraddittorio il discorso?

le proposte ultras di don Ariel e don Oko

Abbiamo già ricordato le proposte, che chiameremmo oltranziste, di don Ariel e don Oko: per loro non solo chi ha tendenze profondamente radicate, ma anche chi ne ha di appena accennate e transitoriedeve essere tenuto lontano dagli ordini sacri.
Anche a loro, a maggior ragione a loro, obbietterei quanto ho appena sopra detto. Aggiungendo che, siccome una certa percentuale di diversità sessuale è presente in ogni essere umano, tranne Gesù, Sua Madre e, crediamo, anche S.Giuseppe, a questo punto bisognerebbe chiudere i seminari e restare senza preti e senza vescovi...

la posta in gioco

Noi qui crediamo che siano in gioco, come già abbiamo detto, due fattori:
  • la libertà del soggetto umano, che deve impegnarsi a seguire Cristo con sincerità, e
  • la potenza della Grazia soprannaturale che si manifesta sia nell'interiorità del soggetto sia nel sostegno di una realtà ecclesiale viva e vivace;
Se uno è sostenuto dalla Grazia (dentro e fuori di sé) ed è sincero nel rappotarsi a Gesù Cristo, non ci dovrebbe essere cieco e oscuro Fato che tenga, ma la Luce della Provvidenza di Dio che chiama, dentro una realtà concreta e umana.
Crediamo in un Fato plumbeo o nella Provvidenza? È Dio che chiama chi vuole Lui o siamo noi uomini a misurare?
Non ha forse chiamato Saulo, che lamentava di avere una spina nella carne, che Dio non gli toglieva? Non ha chiamato il card. Newman?
È la natura (malata), che piega a sé la Grazia, o non è piuttosto la Grazia che piega e risana la natura?

Benedetto XVI lascia

Emozione, un po' di tristezza, ma anche la fiducia che lo Spirito guida la Chiesa e aiuterà a trovare un degno successore al Santo Padre Benedetto, al quale vanno i nostri più affettuosi auguri e, nonostante su questo tema non fossimo totalmente daccordo, la nostra filiale gratitudine.

domenica 10 febbraio 2013

preti pedofili: una riflessione

Quali possono essere state le cause di questo fenomeno, che ha assunto proporzioni preoccupanti? A noi sembra che si possano intravvedere senz'altro le seguenti
  1. il contesto storico di scristianizzazione e di banalizzazione del sesso,
  2. la prevalenza dell'orizzontalità dopo il Vaticano II, la perdita di una fede integrale, di un rapporto personale e intenso con Gesù Cristo.

il contesto esterno: scristianizzazione e banalizzazione del sesso

Una società cristiana aiuta un sacerdote ad essere fedele alla sua vocazione, una società scristianizzata può sì essere anche occasione di maturazione della fede, per i più santi, ma per molti, dalla fede un po' più tiepida, è occasione di scoraggiamento e di demotivazione. Il contesto sempre più scristianizzato della società fa così da importante sfondo condizionante ai cedimenti e ai tradimenti dei preti pedofili.

il contesto interno alla Chiesa: una pura orizzontalità

Ma il contesto esterno non avrebbe potuto fare molto, se non avesse avuto una complicità anche all'interno della Chiesa. Soprattutto dagli anni '60, in seguito a una distorta interpretazione del Concilio Vaticano II, si è verificata in molti una metamorfosi della fede, che ha perso o ridotto molto il suo riferimento alla Trascendenza e al Soprannaturale, per concentrarsi su una pura orizzontalità (l'impegno per i poveri, per i deboli, gli emarginati).
C'è stata insomma una riduzione della fede a impegno politico-sociale, clamorosamente evidente ad esempio nel caso della Teologia della Liberazione.
Questa perdita della fede in Gesù Cristo, Uomo-Dio capace di cambiare l'umano, salvandolo, è certamente una delle cause più importanti, anzi a nostro avviso la più importante, per spiegare il fenomeno dei “preti pedofili”: senza fede, senza rapporto personale con Cristo è pressoché impossibile conservarsi casti e qualunque caduta diventa possibile.

spiegazioni riduttive

Non mancano altre spiegazioni, però. Ci riferiamo soprattutto alle tesi sostenute dal polacco don Oko e dall'italiano don Ariel Levi di Gualdo.
In estrema sintesi la loro spiegazione del fenomeno preti pedofili è molto semplice: si tratta di gay maliziosamente infiltratisi negli ordini sacri, avendo già in partenza in mente di farsene un baffo degli insegnamenti della Chiesa e del voto di verginità.
Non vogliamo dire che le tesi dei due sacerdoti siano completamente false: anzitutto noi crediamo che le loro intenzioni siano buone; inoltre nella misura in cui le loro affermazioni si riferiscono a dei fatti, di cui hanno una documentata e accertata conoscenza, noi non contestiamo tali fatti (contra factum non valet argumentum, se è veramente un fatto, e non un'illazione, si badi bene). Se ci sono casi di persone, con orientamento omosessuale che sono entrate a far parte del clero con la riserva mentale di continuare a praticare atti omosessuali anche dopo l'ordinazione sacerdotale o i voti religiosi, tanto più se coinvolgendo minori in tali atti, se quindi ci sono persone che hanno maliziosamente ingannato la Chiesa visibile per scopi fraudolenti e miserandi, è giusto che tali persone siano messe nelle condizioni di non nuocere più, dalla posizione, magari di potere, che hanno.
Tuttavia a nostro avviso c'è un equivoco nelle posizioni di don Oko e di don Ariel: un conto infatti è la (giusta) denuncia di una malizia, di un malizioso progetto, altro conto è sbattere la porta in faccia a chi, pur avendo qualche inclinazione diversa, è sinceramente intenzionato a seguire Cristo e a rispondere alla vocazione che Dio gli dà.
Infatti la conseguenza a cui arrivano i due sacerdoti è che bisogna tassativamente impedire l'ingresso nel sacerdozio a chiunque abbia la seppur minima traccia di orientamento omosessuale.
Questa conseguenza a nostro avviso è una oggettiva sfiducia nella potenza della Grazia.
Se ci sono stati preti pedofili, noi crediamo, non è tanto perché erano persone condannate in partenza ad esserlo, a motivo di qualcosa di involontario presente in loro, ma perché
non hanno avuto fede,
non hanno coltivato un rapporto personale con Cristo,
non hanno pregato abbastanza.

venerdì 8 febbraio 2013

esplicitiamo meglio un punto

Tutto il discorso che facciamo qui su questo Blog e sul sito, si regge se e solo se è vero, come dice il Catechismo della Chiesa cattolica, vi sono persone irrimediabilmente (inguaribilmente) orientate in senso omosessuale.
Curiosamente sembra essere questa l'idea di don Levi di Guado e di don Oki, i cui interventi potete trovare su la nuova bussola quotidiana, e per i quali nessuno può guarire dall'omosessualità, neanche se presente in lui/lei in percentuali minime.
All'estremo opposto sta Joseph Nicolosi, per il quale tutti possono guarire dall'omosessualità.
Se avesse ragione Nicolosi (e torto il Catechismo) tutte le conclusioni che abbiamo tratto su caste unioni, matrimoni egualiteri e adozioni, cadrebbero. Perché allora il dovere di ogni persona che avverte in sé spinte diverse sarebbe quello di curarsi a oltranza.

giovedì 7 febbraio 2013

ancora un commento all'apertura di mons. Paglia

Riportiamo un articolo apparso su Gionata.org:

Vaticano e unioni omosessuali, la cura Martini dà i suoi frutti

Articolo del 6 febbraio 2013 di Giovanni Panettiere pubblicato su quotidiano.net

CHISSÀ cosa direbbe il Vaticano, se i leader politici italiani si dichiarassero gay per esprimere la loro solidarietà a Nichi Vendola, vittima di attacchi omofobi? La domanda è presa in prestito dall'editoriale del direttore Antonio Padellaro su Il Fatto quotidiano di ieri.
Di nostro c'è solo la risposta: dalle mure leonine, statene certi, uscirebbero meno strali di qualche mese addietro. Perché anche Oltre Tevere la musica sta lentamente cambiando, come ha notato persino una vecchia volpe della galassia omosessuale, Franco Grillini.
FINORA ad auspicare una normativa italiana per le coppie di fatto, anche dello stesso sesso, erano stati solo vescovi di piccole diocesi. La memoria corre all'apripista Giovanni Giudici di Pavia, che nel 2007 aprì ai Dico, a Paolo Urso (Ragusa), a Giuseppe Morosini (Locri). Nulla di più. Nelle ultime settimane, però, il dibattito ecclesiale sul tema ha registrato accelerazioni a dir poco significative.
Senza che la stampa laica se ne accorgesse più di tanto, il 14 gennaio il ministro della famiglia della Conferenza episcopale italiana, il vescovo Enrico Solmi, con riferimento alla tutela della convivenze omosessuali, ha dichiarato: "Credo che sia opportuno operare sui diritti della persona in quanto tale, che pertanto possa scegliere in modo libero della possibilità di essere assistito in caso di malattia o di poter attribuire i propri beni ad una persona scelta, al di là di precedenti forme di unione matrimoniale" (Radio Vaticana).

ANCORA più esplicito è stato monsignor Vincenzo Paglia, che, forte di una collaudata capacità comunicativa, lunedì nella sua prima conferenza stampa da responsabile vaticano della famiglia (il suo raggio di competenza abbraccia l'intera Chiesa universale), ha conquistato le luci della ribalta, aprendo una breccia sui diritti delle coppie dello stesso sesso. Nello specifico, dal vescovo uscente di Terni è giunto un appello, affinché siano individuate . In più Paglia, ricordando che , ha invitato i governi , in nome della pari dignità tra tutti gli uomini.

NON ERA mai successo che un ministro vaticano invocasse, anche solo in maniera implicita, una regolamentazione delle unioni fra persone dello stesso sesso. Anzi, proprio il predecessore di Paglia al Pontificio consiglio per la famiglia, il cardinale Ennio Antonelli, solo il 13 aprile scorso così stigmatizzava la sentenza della Cassazione che ha riconosciuto il diritto alla vita familiare anche nelle coppie omosessuali: <È certamente una strategia che viene portata avanti. Dove non si riesce attraverso i parlamenti ad affermare i diritti delle unioni gay lo si fa attraverso le sentenze dei giudici, delle corti, cercando gradualmente di aggirare la legge e reinterpretare i diritti>. E ancora, come dimenticare, correva l'anno 2008, l'opposizione dell'osservatore permanente della Santa sede all'Onu, monsignor Celestino Migliore, contro il progetto francese di depenalizzazione dell'omosessualità su scala mondiale?

CERTO, sia Solmi che Paglia non hanno mai avuto la fama di conservatori. Il primo, una volta nominato vescovo di Parma, ha deciso di continuare il progetto di pastorale diocesana per le persone omosessuali, avviato dal predecessore, monsignor Cesare Bonicelli, il secondo ha sempre trasmesso, un po' per il suo ruolo di guida spirituale nella Comunità di Sant'Egidio, un po' per il carattere mite, l'immagine di una Chiesa caritatevole e dalle buone maniere. Inoltre non va dimenticato che entrambe le aperture sono state espresse in un contesto di netta opposizione a qualsiasi discorso a favore delle nozze omosex. Solmi e Paglia hanno bocciato questa ipotesi in virtù di un chiaro rimando alla centralità generativa del matrimonio.
In altri termini, l'eco dei due presuli è caduto sul bonum prolis che dei tria bona matrimonii - gli altri fini classici delle nozze canoniche sono l'indissolubilità e la fedeltà - per secoli è stato il più sostenuto dalla Chiesa.
Quasi che fosse l'unico scopo del matrimonio. Questo fino al Concilio Vaticano II che, con la costituzione Gaudium et spes, ha arricchito la platea dei valori, tutti di eguale dignità, alla base dell'intima communio vitae et amoris. Ma, come è noto e certi pronunciamenti sono lì a dimostrarlo, il Concilio non è stato ancora attuato integralmente. E chissà mai se lo sarà.

SAREBBE tuttavia ingeneroso sminuire le uscite dei due alti vertici ecclesiali, facendo leva sulla loro opposizione alle nozze omosessuali. Anche perché certi spiragli acquistano una rilevanza maggiore in una campagna elettorale dove persino nel Pdl, dopo il via libera di Silvio Berlusconi sui diritti per gay e lesbiche (7 gennaio 2013), l'ala liberal  ha ottenuto un minimo di visibilità. D'altronde, se è vero che le leggi le vara il Parlamento, è anche vero che, specie su certi temi, le alte sfere della Chiesa non restano a guardare.
Questo per dire che l'attuale terreno socio-politico si presenta più favorevole a chi rivendica una tutela giuridica per le coppie di fatto. In fondo anche nel popolo di Dio le parole del cardinale Carlo Maria Martini (, Credere e conoscere, 2012) stanno danno i loro frutti.
Non è un caso che proprio Paglia, il giorno dopo la scomparsa dell'emerito di Milano, ai microfoni di Radio Vaticana (1 settembre 2012), pianse la perdita di e  la morte di   Peccato che oggi Martini non possa commentare le aperture che lui stesso auspicava. Ma almeno da lassù potrà sorriderne. 

"padre" e "madre"

L'assemblea nazionale francese sta discutendo se sostituire ai termini "padre" e "madre", nel caso di coppie sposate omosessuali, il termine "genitori".
Mi sembra importante che tale sostituzione non riguardi tutti, ma solo i genitori omoparentali. Il timore che affiora all'interno del mondo cattolico era invece che tutti dovessero rinunciare a poter chiamare padre e madre i genitori.

mercoledì 6 febbraio 2013

un prete gay francese contro il marriage pour tous

Lo si può vedere qui: il francese p. Marie Bernard Duvert, a cui la Chiesa ha tolto il ministero sacerdotale a motivo della sua conclamata omosessualità, ormai sessantenne si dice contrario alla legge che sta per istituire in Francia il matrimonio per tutti (marriage pour tous).
Infatti secondo lui l'omosessualità significa preziosa libertà e non può lasciarsi inscaltolare dentro i limiti di un matrimonio, che ne chiuderebbe la vitalità creativa.
Una posizione certamente singolare, per più versi criticabile. A noi sembra che a) nessuno sarà costretto a sposarsi, ma b) chi lo vorrà, potrà rendere più responsabile e costruttiva la sua affettività.

martedì 5 febbraio 2013

qualcosa si muove

Caute aperture alla questione delle unioni omosessuali da parte di mons. Paglia.
Leggiamo il commento di Vito Mancuso (non è detto che lo condividiamo, ma è comunque un intellettuale abbastanza importante):

LA PARI DIGNITÀ DEI FIGLI DI DIO

Prima apertura nella Chiesa “Diritti alle coppie gay”

VITO MANCUSO

IN CARICA dalla fine di giugno, il nuovo presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia è laureato, oltre che in teologia e filosofia, anche in pedagogia,
e si vede.

Nella sua prima conferenza stampa da responsabile vaticano per la famiglia monsignor Vincenzo Paglia ha infatti pronunciato parole che, in Vaticano, sull’argomento spinosissimo dei diritti civili delle coppie gay, io non ricordo siano mai state pronunciate.
Naturalmente, nelle sue parole al primo posto non poteva non esserci la difesa del primato della famiglia tradizionale, come è giusto che sia nell’impostazione cattolica e non solo cattolica, visto che il primato della famiglia tradizionale è un’impostazione condivisa da tutte le grandi tradizioni spirituali dell’umanità, sia religiose sia filosofiche, che non hanno mai conosciuto un matrimonio tra persone dello
stesso sesso. Ma non può non sorprendere il fatto che monsignor Paglia abbia parlato di un necessario riconoscimento dei diritti civili delle coppie di fatto, includendo esplicitamente tra queste, oltre alle coppie eterosessuali, anche quelle omosessuali. «I diritti individuali vanno garantiti », ha detto, aggiungendo che vanno trovate «soluzioni di diritto privato», «all’interno del codice di diritto privato», per tenere conto anche degli aspetti «patrimoniali ». È la prima volta che un ministro vaticano riconosce esplicitamente e pubblicamente l’esistenza delle coppie omosessuali rendendole soggetto di diritti? A me pare di sì, e non posso non salutare questa affermazione come un significativo passo in avanti. Ricordo infatti che la Santa Sede si è espressa sempre in modo contrario rispetto
alla tutela delle coppie omosessuali anche a livello di diritto privato: in Italia tutti ricordano la ferma opposizione contro il progetto del governo Prodi a proposito dei cosiddetti “dico”, mentre nel 2008 l’osservatore permanente della Santa Sede all’Onu, monsignor Celestino Migliore, si espresse contro un progetto della Francia che chiedeva la depenalizzazione universale dell’omosessualità, contrarietà ribadita nel 2011 dall’osservatore permanente della Santa Sede presso l’ufficio dell’Onu a Ginevra monsignor Silvano Tomasi. Ieri invece, in Vaticano, monsignor Paglia ha dichiarato che «un conto è il tema del matrimonio gay, sul quale è nota la nostra posizione, un altro sono le discriminazioni. Nel mondo ci sono forse 25 Paesi dove l’omosessualità è reato. Mi augurerei che
come Chiesa combatteremo tutto questo».
Una sterzata abbastanza netta rispetto all’intransigenza esibita finora, anche in considerazione del fatto che alla fine del 2012 papa Benedetto XVI in un’udienza pubblica aveva ricevuto una politica ugandese di nome Rebecca Kadaga, promotrice di azioni legislative particolarmente dure contro la convivenza degli omosessuali. Monsignor Paglia ha detto invece che occorre riaffermare «la pari dignità di tutti i figli di Dio, tutti in questo senso sono santi, perché hanno il sigillo di Dio, nessuno non ce l’ha; e dunque tutti sono intoccabili », parole che hanno fatto risentire un po’ di profumo evangelico nelle sale del potere vaticano.
Il cardinal Martini aveva espresso una posizione analoga. Dopo aver sottolineato
che «Dio ci ha creati uomo e donna, e perciò la dottrina morale tradizionale conserva delle buone ragioni» di modo che «la coppia omosessuale in quanto tale non potrà mai essere equiparata in tutto al matrimonio», aveva aggiunto: «Sono pronto ad ammettere il valore di un’amicizia duratura e fedele tra due persone dello stesso sesso », quindi «non è male che due persone abbiano una certa stabilità e in questo lo Stato potrebbe anche favorirli; non condivido la posizione di chi, nella Chiesa, se la prende con le unioni civili». Fino a ieri la posizione di chi se la prende con le unioni civili era ampiamente maggioritaria nella Chiesa cattolica. Dopo le aperture del nuovo Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia le cose sono cambiate?

lunedì 4 febbraio 2013

la guerra dei mondi è cominciata? [2]

Abbiamo parlato ieri della allarmistica ipotesi, fatta da Palmaro, ma in realtà ampiamente condivisa in ambito cattolico-ultraconservatore, che i gay possano perseguitare la Chiesa.
Certo tale ipotesi, pur sembrandoci fantascientifica, non ci rallegra affatto, e speriamo appunto che solo di fantascienza si tratti.
Tuttavia la Chiesa può fare alcune cose per evitare la pur remota possibilità che si verifichi una tale ostilità nei suoi confronti.

1) Può anzitutto rimuovere ciò che inutilmente offensivo vi è in lei nei confronti di gente che è sempre stata debole ed esposta a persecuzioni anche cruente, come il "mondo" dei diversi, che per secoli sono stati discriminati, emarginati, offesi e in molti casi uccisi.
Che cosa intendiamo dire con inutilmente offensivo? Ad esempio il fatto che le massime autorità della Chiesa cattolica si sono messe di traverso in modo molto energico per impedire, sia in Italia sia all'ONU, che passassero delle leggi contro l'omofobia. Non "leggi per il matrimonio omosessuale", ma "contro l'omofobia", che vuol dire pestaggi, offese che possono spingere al suicidio, violenze di ogni tipo. Se ben ci ricordiamo il rappresentante vaticano all'ONU ha fatto di tutto perché non passasse una mozione che condannava i regimi che prevedono la pena capitale contro gli omosessuali. E' giusto questo? Noi crediamo di no. E pensiamo che tali ottuse e ingiuste scelte possano dare spunti per una eventuale futura persecuzione: chi semina vento, raccoglie tempesta.

2) Inoltre può cercare di agire, soprattutto tramite i credenti laici presenti sulla scena politica, per incanalare le leggi, che man mano si vanno approvando nei paesi democratici riguardo alle unioni omosessuali, in modo tale che non passi la teoria del gender come cornice ideologica di tali leggi, ma si preservi la centralità della famiglia eterosessuale, come norma, di cui le famiglie diverse siano solo una (sporadica) eccezione. Non permettendo ad esempio, come abbiamo già detto, che si metta in discussione l'uso dei termini "padre" e "madre".

la guerra dei mondi è cominciata?

Lo sostiene con toni allarmati e apocalittici Mario Palmaro, su la nuova puzzola quotidiana (dove se no?): "Ormai anche i più duri di comprendonio l’hanno capito: è partita la più colossale campagna mediatica, ideologica, politica e legislativa" - e chi più ne ha più ne metta - "di tutti i tempi" - di tutti tempi, capite bene? è un vero kolossal, Star Wars non è niente al confronto- "per trasformare a livello planetario" - lo dicevamo che deve aver visto qualche film di fantascienza, e si trattiene ancora perché non parla, come tutto il contesto lascerebbe intendere, di livello galattico, o magari metagalattico - "ciò che è anormale in normale, ciò che non è naturale in naturale, ciò che non è fisiologico in fisiologico."
Eh, sì, "anche i più duri di comprendonio"... Mah! Noi saremo duri di comprendonio, ma non vediamo come stia in piedi il ragionamento del buon Palmaro, che parte da una pubblicità-progresso, che mettiamo qui a destra.
Scandalo degli scandali: è stata pubblicata da Famiglia cristiana!!!
Che cosa turba tanto il Nostro? Il fatto che tale pubblicità non sarebbe un invito a tollerare la diversità, accettandola senza odio e senza discriminazione. No, sarebbe nientepopodimeno che il sinistro, assordante suono di tromba con cui le mostruose orde del Male danno inizio all'assalto alla Chiesa: "sono le prime avvisaglie delle persecuzioni che i cattolici subiranno se non accettano supinamente di omologarsi al “pensiero gaio”."
L'eliocentrismo, per molto tempo rifiutato dalla Chiesa è passato, senza che la Chiesa venisse per ciò perseguitata. La democrazia, un tempo temuta e rifiutata dalla Chiesa, è passata, senza che la Chiesa venisse per ciò perseguitata. Il divorzio è passato, in tantissimi paesi, senza che la Chiesa venisse per ciò perseguitata. L'aborto è passato, in tantissimi paesi, senza che la Chiesa venisse per ciò perseguitata. Perché mai, se passasse la fine della secolare discriminazione contro i "diversi", la Chiesa dovrebbe essere in seguito a ciò perseguitata?
Ed è credibile che una minoranza inferiore al 3% perseguiti il restante 97%?