in sintesi

La "diversità" non è e non deve diventare la norma: è un'eccezione, che chiede di essere accolta come tale.

lunedì 11 febbraio 2013

Diversi e consacrati?

Il problema dei preti pedofili ha provocato un ripensamento nei vertici della Chiesa sul tema della ammissibilità alla vita sacerdotale di persone con tendenze omosessuali (e in genere diverse).

il documento vaticano del 2005

Documento importante di questa svolta è l'Istruzione della Congregazione per l'educazione cattolica circa i criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali in vista della loro ammissione al seminario e agli ordini sacri, del 2005, riguardo alla quale si può leggere un'interessante intervista di 30 Giorni con il card. Grocholewski.
Ne riportiamo comunque il nocciolo:
Alla fine si è deciso, appunto, che non è opportuno ammettere al sacerdozio chi pratica l’omosessualità, chi ha tendenze radicate all’omosessualità e chi promuove la cosiddetta cultura gay.
Si possono notare tre elementi che pregiudicano l'ammissione al sacerdozio:
  1. la pratica di atti omosessuali,
  2. la promozione della cultura gay,
  3. la presenza di radicate tendenze omosessuali.
Il primo elemeno è chiaro e assolutamente incontestabile; il secondo è già un po' più ambiguo: che cosa significa difendere la cultura gay?
È cultura gay ad esempio qualunque idea che sostenga la legalizzazioni delle unione omosessuali? O non lo è piuttosto solo una cultura che teorizzi una sfrenata ricerca del piacere sessuale, disgiunto da un riferimento all'integralità della persona?
Ma soprattutto è a nostro avviso discutibile il terzo punto: la presenza di radicate tendenze omosessuali.
Benché ad esempio il card. Grocholewski ammetta che alcuni con tendenze omosessuali possono esercitare il sacerdozio in maniera esemplare, conclude poi però che non è opportuno chiamare al sacerdozio queste persone: ma come? Sono preti esemplari, ma non avrebbero mai dovuto diventare preti? Non è un po' confuso e contraddittorio il discorso?

le proposte ultras di don Ariel e don Oko

Abbiamo già ricordato le proposte, che chiameremmo oltranziste, di don Ariel e don Oko: per loro non solo chi ha tendenze profondamente radicate, ma anche chi ne ha di appena accennate e transitoriedeve essere tenuto lontano dagli ordini sacri.
Anche a loro, a maggior ragione a loro, obbietterei quanto ho appena sopra detto. Aggiungendo che, siccome una certa percentuale di diversità sessuale è presente in ogni essere umano, tranne Gesù, Sua Madre e, crediamo, anche S.Giuseppe, a questo punto bisognerebbe chiudere i seminari e restare senza preti e senza vescovi...

la posta in gioco

Noi qui crediamo che siano in gioco, come già abbiamo detto, due fattori:
  • la libertà del soggetto umano, che deve impegnarsi a seguire Cristo con sincerità, e
  • la potenza della Grazia soprannaturale che si manifesta sia nell'interiorità del soggetto sia nel sostegno di una realtà ecclesiale viva e vivace;
Se uno è sostenuto dalla Grazia (dentro e fuori di sé) ed è sincero nel rappotarsi a Gesù Cristo, non ci dovrebbe essere cieco e oscuro Fato che tenga, ma la Luce della Provvidenza di Dio che chiama, dentro una realtà concreta e umana.
Crediamo in un Fato plumbeo o nella Provvidenza? È Dio che chiama chi vuole Lui o siamo noi uomini a misurare?
Non ha forse chiamato Saulo, che lamentava di avere una spina nella carne, che Dio non gli toglieva? Non ha chiamato il card. Newman?
È la natura (malata), che piega a sé la Grazia, o non è piuttosto la Grazia che piega e risana la natura?

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