Abbiamo detto come si possa in qualche modo dedurre da premesse teologico-scientifiche l'ipotesi di un amore casto quasi-matrimoniale tra due persone dello stesso sesso.
Che cosa comporta questa ipotesi riguardo al problema del matrimonio "per tutti" o matrimonio omosessuale?
Abbiamo già detto che tale istituto non è intrinsecamente legato alla teoria del gender e perciò il mondo cattolico dovrebbe essere meno istericamente apocalittico nei suoi confronti.
Una "casta unione" come l'abbiamo ipotizzata potrebbe essere benedetta dalla stessa Chiesa, forse con una nuova forma di sacramentale, ma a maggior ragione potrebbe essere riconosciuta anche dallo Stato, a cui peraltro non si potrebbe ovviamente chiedere di vigilare sulla castità dei "coniugi" :).
Perché?
Perché è interesse dello Stato che ci siano vincoli di solidarietà tra le persone piuttosto che disunione e nomadismo affettivo. E' interesse dello Stato che ci sia chi si occupa di una persona, piuttosto che questa persona sia sola.
Ancora, è interesse dello Stato che si attuino il meno possibile rapporti sessuali effimeri e disordinati, se non altro perché questi ultimi aiutano molto a diffondere l'AIDS, che è un flagello sociale. La fedeltà e la stabilità dei rapporti va incoraggiata.
Che cosa però occorrerebbe richiedere, come condizione perché vengano approvati i "matrimoni per tutti"?
Che non si tratti di una totale equiparazione al matrimonio eterosessuale: solo quest'ultimo è matrimonio in senso vero e proprio. In questo senso non è accettabile la richiesta di rinunciare alle parole "padre" e "madre", che devono restare e devono essere usate per indicare i genitori naturali eterosessuali.
Il matrimonio omosessuale sarebbe comunque solo un quasi-matrimonio, un vincolo di solidarietà reciproca e di amore (per i credenti, casto).
Perché non immaginare una società in cui la stragrande maggioranza della gente continui a far famiglia come è sempre stato, una famiglia eterosessuale, la sola veramente normale e normativa, e una esigua minoranza acceda a una forma di quasi-matrimonio, consapevole che si tratta di una eccezione accettata e accolta senza astio e senza odio? Una società in cui i diversi guardino con simpatia ai normali e ne siano ricambiati da simpatia e comprensione? Una società in cui il comportamento compulsivo e sfrenato dei diversi sia ormai solo un ricordo del passato e si viva con fedeltà e serietà, impegnati nella costruzione del bene comune, cioè in ultima analisi del Corpo di Cristo?
giovedì 24 gennaio 2013
matrimonio per tutti?
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