in sintesi

La "diversità" non è e non deve diventare la norma: è un'eccezione, che chiede di essere accolta come tale.

mercoledì 23 gennaio 2013

ciò che dovrebbe essere ripensato

Abbiamo detto ieri ciò che dovrebbe restare, oggi parliamo di ciò che dovrebbe a nostro avviso cambiare.
Anzitutto dovrebbe già essere cambiata la convinzione che il comportamento omosessuale (e in generale "diverso") sia essenzialmente un vizio liberamente scelto, per puro capriccio: esistono dei condizionamenti ben precisi, che fanno parlare di un orientamento diverso, di una inclinazione diversa.
Uno non sceglie di essere diverso, ma lo scopre.
A quel punto che fare?
E qui bisogna rispondere alla domanda: che cos'è questo orientamento diverso, perché c'è? E' qualcosa di naturale?
Su questo crediamo si debba dire che c'è un solo orientamento veramente naturale, previsto nel piano creativo di Dio, ed è quello eterosessuale, finalizzato ad assicurare la continuità della specie.
L'orientamento diverso è allora frutto del peccato originale. E tuttavia nella concreta economia della salvezza il male stesso può essere occasione di bene, può essere recuperato ad un fine ultimamente buono.
Torniamo alla domanda "che fare?"
1) La prima cosa da fare è vedere se tale orientamento è guaribile, con opportune terapie psicologiche. Se lo è, tutto finisce lì. Se lo fosse per tutti, non ci sarebbe problema: tutti si farebbero curare e tutti guarirebbero, e vivrebbero tutti felici e contenti.
2) Ma il problema è che, a fronte di un certo numero di casi curabili, ve ne sono molti altri che non possono essere curati. Non lo diciamo noi, ma il Catechismo della Chiesa cattolica, che parla di persone omosessuali con tendenze "profondamente radicate".
Che fare allora? La proposta del Catechismo appare insoddisfacente: vi si parla di una castità ... non consacrata. Il diverso non solo non può consumare fisicamente la sua sessualità, ma non può nemmeno intraprendere alcuna forma di realizzazione affettiva. E' una castità sterile, non feconda, inutile. Si ha insomma il paradosso teologico di persone senza vocazione. E' possibile che Dio crei qualcuno non dandogli una vocazione?
Questo è il paradosso. Su cui torneremo.

Nessun commento:

Posta un commento