in sintesi

La "diversità" non è e non deve diventare la norma: è un'eccezione, che chiede di essere accolta come tale.

giovedì 7 marzo 2013

il "vizio contro natura" in S.Tommaso

Tommaso d'Aquino, il più grande e autorevole filosofo e teologo cattolico, tratta del vizio contra naturam nella Secunda Secundae della sua opera maggiore, la Summa Theologiae, ed esattamente nella quaestio 154.
Il Doctor angelicus (IIa II ae, q. 154, a.11) sostiene che esistono quattro specie di vizio contro natura:
  • la masturbazione (Uno quidem modo, si absque omni concubitu, causa delectationis venereae, pollutio procuretur),
  • la bestialità (rapporto sessuale con animali: Alio modo, si fiat per concubitum ad rem non eiusdem speciei, quod vocatur bestialitas),
  • i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso (Tertio modo, si fiat per concubitum ad non debitum sexum, puta masculi ad masculum vel feminae ad feminam, ut apostolus dicit, ad Rom. I, quod dicitur sodomiticum vitium),
  • e i rapporti sessuali (tra persone di sesso diverso) non genitali, cioè i rapporti anali e orali (Quarto, si non servetur naturalis modus concumbendi, aut quantum ad instrumentum non debitum; aut quantum ad alios monstruosos et bestiales concumbendi modos).
Egli poi insegna che il vizio contro natura è maximum peccatum inter species luxuriae, il più grande peccato tra tutti quelli di lussuria (IIa II ae, q. 154, a.12), più grave della violenza carnale e più grave dell'incesto (ibidem).
Ora tale tesi ci sembra discutibile: per l'Aquinate è più grave masturbarsi che violentare la propria figlia. È davvero difficile seguirlo su questo punto.
A che cosa ci spinge questa considerazione? Al pensiero che anche un grande pensatore, a cui va tutta la nostra stima e il nostro affetto, può sbagliarsi, anche su questo tema.
Se si è sbagliato lui, e in modo così clamoroso, ci verrebbe da dire, a maggior ragione possono essersi sbagliati ecclesiastici nel valutare la questione non degli atti, ma delle relazioni tra persone dello stesso sesso, per cui, come abbiamo detto, è auspicabile non una rivoluzione, ma un aggiornamento della dottrina della Chiesa in materia.

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