Oggi, 21 maggio 2013, si è suicidato a Notre Dame, a Parigi, Dominique Venner, storico e attivista del movimento anti-gay. Pare lo abbia fatto come espressione di implacabile avversione al "matrimonio per tutti".
Che dire? Preghiamo Dio che abbia pietà di lui e di tutti quanti sono in preda alla disperazione.
Però non si può non notare che un gesto così estremo si radica in un ben preciso clima, di isteria collettiva e di inconsulti fremiti apocaliticheggianti che ha avuto come regista principale la componente fondamentalista-ultraconservatrice del "cattolicesimo", francese, ma non solo. Solo in clima di esaltato odio e di esasperata rabbiosità distruttiva contro la diversità si può collocare un gesto di questo genere, che vede il paradosso di un (sedicente) cattolico che nell'ora suprema viola in modo gravissimo quella legge di Dio, che dice, grida di voler difendere.
Come è possibile ciò? Perché si è trasformato il Cristianesimo, da avvenimento imprevedibile in cui il ruolo fondante e fondamentale è del Mistero, in ideologia, ideologia cristianista.
In ciò la destra "cattolica" tocca la sinistra "cattolica": la fede ridotta a ideologia, che l'uomo deve volontaristicamente e attivisticamente "far trionfare". Fatica di Sisifo e fonte di tragedie. Come quella di oggi.
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